Archivi per la categoria ‘Storie di Linfedemi’
Il linfedema del braccio è un effetto collaterale che può avere inizio durante o dopo il trattamento per il tumore al seno. Pur non essendo un effetto grave, può protrarsi per un lungo periodo di tempo. Questa condizione si manifesta sotto forma di gonfiore dei tessuti molli del braccio o della mano. Il gonfiore può essere accompagnato da torpore, fastidio e a volte da un’infezione.
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Cari amici,
riceviamo e con grande piacere pubblichiamo la locandina e la brochure del prossimo Congresso Nazionale S.I.M.F.E.R. che si terrà a Roma il prossimo 9 Ottobre presso il San Giovanni Battista a noi tutti molto caro.
Con la speranza di una partecipazione numerosa e con la speranza di poter offrire poi una versione multimediale dei lavori del Congresso per chi non potrà partecipare vi informo di come fruire dei due documenti.
Potete visionare i documenti come immagini cliccando qui:
O come pdf a più grande risoluzione se avete interesse a stampare i files.
Ho 55 anni e da circa 22 soffro di ” linfedema” agli arti inferiori, una patologia causata da insufficienza meccanica e/o dinamica della circolazione linfatica. Tale patologia causa vistosi edemi agli arti superiori e/o inferiori, con compromissione graduale del circolo linfatico, anche per la reiterazione di processi infiammatori (linfangiti ) e definendosi nell’estremo stadio della sua evoluzione (IV°), in elefantiasi, quando l’imponente edema della caviglia e della gamba, assume forma cilindrica, simile all’arto dell’elefante. Secondo le statistiche dei pochissimi ricercatori universitari che si occupano della patologia , la media nazionale della popolazione affetta è del 10% circa. Molto raramente la patologia regredisce, anche se in misura parziale, con l’intervento chirurgico e necessita di periodiche cure specialistiche, bendaggi medicamentosi, l’utilizzo continuo di tutori elastici ad alta compressione e cicli quindicinali di terapia, mediante trattamenti di drenaggio meccanico combinato, presso i pochi centri privati all’uopo attrezzati. I malati di linfedema, conducono una vita di relazione caratterizzata dall’estrema precarietà, per i limiti obiettivi che impone tale patologia cronica, invalidante e ingravescente. Malgrado tutto coi’, tale patologia non è contemplata nel novero delle malattie riconosciute come croniche e invalidanti (D.M. 21 maggio 2001, n. 296) negando, di fatto, a migliaia di ammalati , pari dignità e uguali diritti in ordine alle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Tale patologia, infatti ,per quanto sopra può riferirsi, per la terapia chirurgica e la ricerca, a pochi centri Universitari ,come ad esempio la facoltà di Chirurgia dei Linfatici dell’Università di Genova, titolare il prof. Corredino Campisi, mentre per quanto attiene le necessarie cure specialistiche periodiche, si fa riferimento a pochissime strutture ambulatoriali private localizzate nel nord Italia, dotate degli idonei presidi elettromedicali. Sono quindi a totale carico dei pazienti, oltre alle predette cure periodiche, i costi di acquisizione di tutori elastici, dei kit di bendaggio, di presidio elettromedicale per il drenaggio domiciliare, d’uso massivo quotidiano, oltre ai farmaci d’uso. Sono, di conseguenza, facilmente evincibili, per quanto argomentato, le innumerevoli difficoltà e lo stato di estremo disagio sociale, psicologico ed economico, in cui penosamente versa questa categoria di ammalati, costretta, per necessità, ad un periodico e disagevole ” turismo sanitario ” nei limiti obiettivi afferenti dalla patologia. Abbiamo inoltrato istanze ai Ministri della Sanità che si sono via via succeduti, da Sirchia a Storace e alla Sig.ra Turco. Lo scorso anno il Ministro Turco ha insediato una commissione ministeriale per lo studio della patologia che, sembrerebbe conduca i suoi lavori con i consueti ritmi…ministeriali. Abbiamo cercato con petizioni a più firme di ammalati di coinvolgere sull’argomento mass-media e programmi tv specializzati e buon ultimo anche il programma ” Mi manda Rai 3 ” ,senza ottenere riscontro alcuno, forse perché non è piacevole parlare e visualizzare qualcosa di deforme come lo sono i nostri arti ma, non certo, le nostre coscienze. Pur tuttavia, continuo a lottare ,con le microscopiche risorse in mio possesso, per continuare a sperare che qualche autorevole mass-media ci dia ascolto, al fine di far conoscere all’opinione pubblica questa patologia, ai più sconosciuta, per sottolineare l’importanza di una diagnosi precoce e per tentare di sensibilizzare, con incisività, il Ministero della Salute, a porre fine a questo palese atto di ingiustizia e sperequazione tra patologie. Le mie aspettative di vita sono ormai residuali, considerato che, nel mio caso, sono al IV° stadio patologico, con reiterate linfangiti che, spero, non si trasformino in linfoangiosarcoma. Mi sono imposto di continuare la mia lotta per quelle migliaia di ammalati che soffrono in silenzio e con rassegna
cari amici,
abbiamo da poco completato un ciclo quindicinale di terapia per il nostro bimbo al day hospital del prof. michelini e ci siamo resi conto di come la vita a roma sia cara e complicata. per noi cittadini di provincia abituati a dimensioni molto minori di quelle della capitale, la gestione del vissuto quotidiano nella capitale è stata veramente faticosa. ne è valsa la pena, sicuramente! visti i benefici per il nostro bimbo. ma crediamo utile aprire uno spazio di confronto e scambio di informazioni su come organizzarsi a roma (sopratutto nella calda estate!).
io e mia moglie, avevamo fatto questo ragionamento: l’unico pulmann che passa vicino all’ospedale è il 771 e seguendo il suo percorso sulle mappe di google abbiamo cercato la pensione più vicina alle fermate. purtroppo, col senno del poi, non è stata una buona idea. la pensione in cui siamo andati a finire all’eur ci ha fatto pagare 90€ al giorno, dichiarandolo prezzo di favore per la lunga permanenza, ma le condizioni igieniche generali erano veramente pessime. ora nessuno di noi accampa pretese di lusso, nè voleva sentirsi in vacanza, ma tornare la sera a dormire in una stanza piena di polvere (per non dire altro dei bagni) è un gran disagio sopratutto se si è con un bimbo piccolo che vuole saltare sui letti!
purtroppo l’ospedale è veramente fuori mano. http://maps.google.it/maps/ms?f=q&hl=it&geocode=&ie=utf8&msa=0&msid=108272348761496830051.0004510bc35be0b3a0182&ll=41.828146,12.415817&spn=0.006036,0.014548&z=17, una strada piccola e desolata e con un solo pulmann la cui fermata non ha neanche una pensilina per il sole.
e vi assicuro che tenere un bimbo in braccio al sole nel primo pomeriggio a volte anche per mezz’ora, è una faticaccia. poi c’erano 35 minuti per arrivare all’eur e da lì alla pensione.
nella mia città (lecce) l’ospedale offre ai parenti dei degenti che vengono da lontano una serie di piccoli alloggi. credo che sarebbe veramente lodevole se anche il san giovanni battista potesse offrire un tal servizio. credo che rientri a pieno titolo nel compito di assistenza verso malati e pellegrini che il sovrano ordine di malta ha offerto sin dai tempi della i crociata.
e poi il centro di roma sta diventando un centro di eccellenza per tutta l’italia. occorre pensare al futuro e ai disagi di chi, pur enormemente grato per aver trovato un sollievo nella malattia, perccorre centinaia di chilometri per assistere un congiunto.
non chiediamo comodità particolari, ma solo il minimo necessario per accudire i nostri cari e riuscire a sostenere un impegno anche economico che sappiamo durerà una vita.
se siete interessati, fatemelo sapere che vi racconto altri dettagli (cibo, lavanderie, abbonamenti mezzi pubblici).
ciao, mimmo.





