Sanità Negata

il Linfedema

Ci auguriamo che la speranza di Franco si realizzi in una rapida soluzione dei problemi connessi al suo stato, ricordando a tutti che questa speranza non può appartenere ad un solo uomo, ma a tutti noi almeno per un solo motivo, quello del rispetto della vita umana.


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Vivere con il linfedema

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In anteprima pubblichiamo in esclusiva uno stralcio dell’intervista dellla giornalista Laura Vanzani al nostro Prof. Michelini che sarà pubblicata da un quindicinale a tiratura nazionale:

Che cos’è la Linfa?

Scriveva Tomhas Mann nel suo libro ‘La Montagna incantata’ : ‘La Linfa è il prodotto migliore, il più segreto e delicato di tutto il lavorio del corpo. Si parla sempre del sangue e dei suoi misteri, lo si chiama umore speciale, ma è la Linfa il vero umore degli umori, l’essenza, il succo del sangue, una grande e deliziosa forza’. In effetti la Linfa è un liquido organico presente in tutti i tessuti del nostro corpo, con componenti simili a quelle del sangue ma con concentrazioni diverse, prodotto del continuo lavorio delle cellule che espellono alcuni prodotti finali del loro metabolismo verso l’esterno affinché siano drenati e successivamente ‘depurati’.

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Il LINFEDEMA è una patologia cronica ed evolutiva, vengono riportati di seguito alcuni consigli quotidiani e considerazioni per la gestione di questa malattia,… i consigli sono generali per il linfedema dell’arto superiore e/o inferiore e per quei rari casi di linfedema dell’emisoma…

(I consigli sono a cura del Dr. A. Cataldi)

Evitare i microtraumatismi cutanei – attraverso la cute i patogeni si possono infiltrare nel sottocute dove troverebbero un terreno ottimale per sviluppare un infezione (eresipela, linfangite,…). Se si origina un infezione importante necessita di un approccio aggressivo e radicale…
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Il linfedema del braccio è un effetto collaterale che può avere inizio durante o dopo il trattamento per il tumore al seno. Pur non essendo un effetto grave, può protrarsi per un lungo periodo di tempo. Questa condizione si manifesta sotto forma di gonfiore dei tessuti molli del braccio o della mano. Il gonfiore può essere accompagnato da torpore, fastidio e a volte da un’infezione.
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DOMANDA
linfedema e gravidanza 
gentilissimo prof.michelini, sono una ragazza di 23 anni, affetta da linfedema all’arto inferiore sx da tre anni e mezzo. grazie alle cure la mia situazione è ben controllata, tanto da essere invisibile. tale situazione potrebbe progredire oppure coinvolgere l’altra gamba con una gravidanza, pur continuando le opportune terapie?la ringrazio anticipatamente per la sua risposta. 

( messaggio postato in altro topic dall’utente stella)

 

RISPOSTA

linfedema e gravidanza. 
a giudicare da quanto espone il suo linfedema appare molto ben controllato e monitorizzato. non esiste una prognosi pre-stabilita per il linfedema primario in gravidanza. anche per quanto riguarda le patologie venose, ogni gravidanza è fine a se stessa (carica ormonale nelle varie fasi, disposizione del feto nell’utero con eventuale compressione dei grossi vasi addominali etc.). 
in linea di massima, se monitorizzato, un linfedema primario in corso di gravidanza non presenta particolari rischi di aggravamento, specialmente se viene oservato l’utilizzo (indipendentemente dalla stagione) dell’indumento elastico prescritto dallo specialista. 
un cordiale saluto 
sandro michelini

DOMANDA
 in questi giorni ho dato una scorsa su qualche articolo sul linfedema e la sua similitudine,almeno per certi versi come mi sembra di aver capito, alla fibrocistica congenita, che è considerata una malattia genetica, mi ha generato un quesito: ma il linfedema può essere considerata una malattia genetica ? 
se la risposta coincidesse con un “si”, allora la fondazione telethon si dovrebbe occupare di finanziare la ricerca anche per la cura del linfedema. 
non sono un medico, però penso che l’insorgere e le successive modificazioni che causa il linfedema possono essere causate da qualcosa di genetico, nel dna…..come quello congenito, ereditario o malattia di milroy,….sbaglio? 

mi sono posto questo interrogativo perchè nella lettura di qualche post ho appreso che qualche volta questa patologia non viene correttamente diagnosticata e stimata, tanto da immaginare una scarsezza di interesse di attenzione verso questa patologia che con un generoso eufemismo può essere trattata e considerata solamente scomoda. 

( quesito posto dall’utente guest54605… su rubrica linfedema e ricopiato su questo topic) 

 

RISPOSTA

gentili interlocutori, 

ho letto le vostre domande circa la genesi ereditaria del linfedema. 
oggi, di certo, alla luce di importanti studi di autorevoli gruppi statunitensi, francesi e finlandesi, possiamo dire che il linfedema riconosce una sicura predisposizione genetica, praticamente in tutte le forme sia primarie che secondarie. 
per le forme primarie ciò è abbastanza intuitivo. esistono (meno frequenti) delle forme di linfedema già presente alla nascita; ne esistono altre che compaiono nella prima decade di vita; ne esistono ancora delle forme che compaiono nella seconda, terza, quarta, quinta decade di vita, a seguito di un evento scatenante (e queste forme, le cosiddette primarie tardive, sono certamente le più frequenti nell’osservazione clinica). 
per quanto riguarda le forme secondarie (la più frequente delle quali, almeno nel nostro paese, sono quelle post-chirurgiche o post-radioterapia), anche queste riconoscono una predisposizione costituzionale (spesso ne è provata anche l’ereditarietà). prova ne è che su 4 donne a cui vengono asportati i linfonodi ascellari per il completamento del trattamento chirurgico del cancro della mammella, soltanto 1 svilupperà il linfedema secondario dell’arto superiore omolaterale; le altre rimarranno con arti coincidenti in quanto a volume e consistenza per il resto della loro vita (a parità di intervento chirurgico, di stadioazione del tumore, del trattam,ento chemioterapico e/o radioterapico). a me piace, in senso figurato, paragonare lo sviluppo del sistema linfatico nel nostro organismo alla ’scala dei grigi’ che, come ben sapete, va dal bianco al nero. c’è una possibilità estrema di variabilità di sviluppo e ciò spiega perchè, a parità di condizionamenti estrinsechi le risposte in questo senso sono estremamente variabili e l’equilibrio complessivo che ne consegue può essere estremamente diverso da individuo ad individuo. 
spero di non aver confuso le idee e mi scuso se rispondo soltanto ora ma nelle ultime tre settimane sono stato ‘presissimo’ da impegni professionali e scientifici (anche all’estero) che mi hanno sottratto moltissimo tempo. 
un cordiale saluto 
sandro michelini