La concentrazione media dell’Albumina nella linfa è circa il 40% di quella presente nel sangue dello stesso individuo; il Calcio linfatico ha una concentrazione media di circa il 70% di quello ematico; i leucociti presenti nel fluido linfatico sono circa un terzo di quelli presenti nel sangue, quasi tutti linfociti; altri elettroliti, come il potassio, viceversa, presentano concentrazioni coincidenti. Esperienze maturate con lo studio della composizione della Linfa in Linfoceli postoperatori, abbinate anche alla rilevazione delle modificazioni quali-quantitative stesse della Linfa pre e post-trattamento farmacologico e fisico riabilitativo (inclusi i mediatori chimici dell’infiammazione).

Una mutazione genetica di tipo somatico (cioè presente solo nelle cellule dei tessuti sede di linfedema e non nelle cellule ematiche) che determina linfedema primario negli individui, a differenza della stessa mutazione germinale (cioè presente anche nelle cellule ematiche) non si trasmette alla prole.

Un linfedema post-traumatico va sempre indagato, sia ai fini della gestione clinica che ai fini prognostici, con l’esame linfoscintigrafico che deve escludere predisposizione congenita all’edema cronico (causato dal trauma stesso e non reversibile).

Sono alcune delle notizie che i partecipanti al Corso di Alta Formazione Universitaria sulla ‘Riabilitazione del paziente con Linfedema’ hanno ascoltato nella prima giornata dedicata all’Evento apertosi il 4 Settembre 2020 nel nuovo Polo Didattico dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma con sede nell’Ospedale S. Andrea.

E’ stato emozionante inaugurare i nuovi locali con argomenti interamente dedicati al Linfedema e cogliere l’interesse, la partecipazione e la particolare attenzione dei discenti (provenienti da varie regioni italiane) e la soddisfazione degli organizzatori, la Professoressa Vulpiani (Responsabile presso la Struttura della Scuola di specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università ‘La Sapienza’ – Polo S. Andrea) ed il suo stretto collaboratore Professor Mario Vetrano.

Con l’inevitabile rispetto delle norme imposte per la prevenzione del contagio da COVID SARS2 e nonostante le difficoltà legate ai controlli, alle autocertificazioni ed all’osservanza dei distanziamenti, dopo alcuni rinvii ‘tecnici’ il Corso ha visto il suo naturale ‘decollo’ con le tematiche esposte (anatomia e fisiologia del sistema linfatico, aspetti genetici, composizione della linfa e sue modificazioni, natura e funzioni della matrice interstiziale che svolge le sue funzioni di vero e proprio ‘network biologico’ tra le cellule e le strutture vasculo-nervose che le mantengono in vita, linfedemi sindromici ed aspetti clinici correlativi all’esame linfoscintigrafico), trasmesse con l’entusiasmo di sempre dallo scrivente che, nonostante il trascorrere degli anni, ha sempre molto forte il desiderio di condividere le esperienze di una vita professionale prevalentemente dedicata a queste tematiche e di un sereno confronto sulle stesse con altri appassionati ‘addetti ai lavori’.

Sabato 5 Settembre è stata la volta di Marina Cestari alla quale ho personalmente raccomandato (anche se l’affermazione era scontatamente superflua) di parlare soltanto della propria esperienza clinica. Cosa che ha fatto, anche a giudicare dall’intensa partecipazione dei discenti con continue domande di approfondimento, in maniera eccellente, quanto naturale.

Di questa si ha bisogno in questo come in altri campi in un momento di ‘oscurantismo di portata medievale’ nei confronti della qualificazione professionale e di quello che una volta era considerato il trionfo della clinica. Il desiderio di conoscere esperienze professionali ‘vissute’ su grandi numeri sta diventando, infatti, un vero e proprio ‘bisogno’ in un mondo che, per le caratteristiche di partecipazione sempre più ‘virtsuali’ va ricercando un ritorno alle migliori forme di didattica che, almeno nel campo della Medicina, hanno contribuito a costituire il bagaglio conoscitivo enorme di cui stanno beneficiando le attuali generazioni, e con esse i pazienti che ne vengono trattati.

Oggi l’amministratore di turno di un’Azienda sanitaria mira alla gestione di malati sempre meno complessi e che presentino il minor rischio possibile dal punto di vista della conflittualità potenziale e di eventuali contenziosi legali. Ci auguriamo che Corsi del genere risveglino l’interesse alla presa in carico di pazienti anche complessi e che la ‘sfida clinica’ possa tornare ad essere raccolta, con la dovuta serenità da parte di ogni operatore sanitario, opportunamente supportata e condivisa dagli amministratori di turno.

Con l’augurio che iniziative del genere possano crescere numericamente e contribuiscano realmente al miglioramento della qualità assistenziale ringraziamo i colleghi universitari che hanno accolto la nostra istanza e ci hanno consentito di realizzare questo Evento che, speriamo, possa ripetersi, magari anche ulteriormente ampliato.

Buon Corso a tutti i partecipanti ed auguri ai pazienti che da questi saranno poi gestiti clinicamente.

 Sandro Michelini

Roma 5 Settembre 2020

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