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Alla tavola rotonda hanno partecipato il Dr Costantino Eretta, Azienda Ospedaliera ASL5 Ospedale S. Bartolomeo di Sarzana, Responsabile reparto Chirurgia dei Linfatici e certificatore Malattie Rare,
il Dr Antonino Picone Radiologo Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello Palermo e il Dr Antonio Mander Direttore UO di Riabilitazione Vascolare ed Oncologica V. Vojta e Medico Responsabile Servizio di Riabilitazione Vascolare ed Oncologica C.A.R. di Roma.

I partecipanti hanno discusso delle principali metodiche strumentali che vengono utilizzate nello studio dei pazienti affetti da linfedema sia nelle forme primarie che secondarie, analizzando le indicazioni, i costi e la loro utilità clinica ed hanno inoltre risposto ad alcune quesiti posti dai pazienti.

Sono emerse le seguenti problematiche:
le metodiche strumentali trovano indicazioni a supporto della diagnosi clinica del linfedema, inoltre devono anche essere utilizzate anche nella valutazione del paziente, al fine di caratterizzare la fase evolutiva del linfedema, il grado di compromissione dei tessuti e l’estensione del linfedema e per stabilire un adeguato programma riabilitativo con personalizzazione delle tecniche di linfodrenaggio manuale, bendaggio, pressoterapia e delle terapie fisiche. E’ emersa inoltre l’utilità delle metodiche strumentali, soprattutto dell’ecografia, nella scelta del tipo e del grado di compressione del tutore elastico.

Nella diagnosi del linfedema la clinica rimane l’elemento fondamentale per formulare la corretta diagnosi.
E’ quindi necessario che la diagnosi venga effettuata da personale adeguatamente preparato e di comprovata esperienza nel campo. A tale fine è auspicabile l’individuazione di Centri certificati per la diagnosi di linfedema dove insieme alla valutazione clinica sia possibile effettuare una diagnostica strumentale di supporto della clinica sia a fini diagnostici che valutativi.
L’individuazione dei centri certificati per la diagnosi sono da tenere distinti da quelli deputati alla certificazione di patologia rara ai fini della concessione della relativa esenzione.
Sarebbe auspicabile che i centri certificatori per la diagnosi effettuassero anche le terapie in quanto questo garantirebbe una appropriatezza delle cure secondo quanto stabilito dalle Linee Guida delle Società Scientifiche del settore, istituendo degli specifici percorsi diagnostici terapeutici.

Dalla discussione è emerso il ruolo fondamentale dell’ecografia tissutale da affiancare alla linfoscintigrafia, questo perché tale metodica non è invasiva, è facilmente ripetibile e ha costi estremamente contenuti. L’esame preliminare ecografico consente inoltre di selezionare i pazienti da sottoporre ad esame linfoscintigrafico con i relativi vantaggi sia in termini di costi che di riduzione delle liste d’attesa.

E’ necessario formare personale medico che sia in grado di effettuare un esame ecografico dei tessuti superficiali nei pazienti affetti da linfedema, individuando i parametri ecografici da valutare in accordo a quanto riportato in letteratura.
Analogamente, la linfoscintigrafia deve essere eseguita da personale dedicato, che abbia competenze e conoscenze della patologia linfatica al fine di effettuare l’esame in aderenza a quanto stabilito dai protocolli dei centri di riferimento e riportando in maniera standardizzata i criteri diagnosti linfoscintigrafici sia di tipo qualitativo che quantitativo.


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